Ciao a tutti!
Mi è stato chiesto di esporre quali sono le differenze tra i vari corsi di laurea che tutti voi state frequentando.
I corsi che state attualmente svolgendo, si sono trasformati da Scuole Dirette a fini Speciali o Diplomi Universitari a Corsi di Laurea e sono stati unificati con la riforma del sistema Universitario.
La distinzione di corsi che era attuata precedentemente, formava due categorie di professionisti, i “perfusionisti” che venivano impiegati prevalentemente nelle sale operatorie mentre i “tecnici di cardiologia”, (scuola di Modena per intenderci) venivano impiegati presso i laboratori e ambulatori di cardiologia.
Da qui si può notare che i percorsi e la preparazione degli studenti era completamente diversa.
La riforma Universitaria ha attualmente imposto un piano di studi pressochè simile ma, le scuole pur adeguandosi al piano di studi ha notevoli difficoltà nell’ applicare questo concetto nell’ambito del tirocinio.
Lo si nota dal fatto che le scuole nate ad indirizzo chirurgico (Milano, Verona, Pavia, Genova, Roma, Chieti, NEW CATANIA ecc.) fanno svolgere la maggior parte del tirocinio all’interno delle sale operatorie con un background di perfusione clinica mentre, le scuole di Modena, Roma ecc., fanno svolgere la maggior parte del tirocinio in ambulatori e laboratori di Cardiologia, Emodinamica, Elettrofisiologia ecc. dando un impronta più diagnostica.
L’ideale ovviamente stà a metà; sarebbe bello e utile che le scuole diano le stesse possibilità a tutti gli studenti, ma l’organizzazione a volte non lo permette.
Io personalmente penso che l’alternativa a questa carenza, anche se costosa, sia quella di specializzarsi maggiormente dopo la Laurea seguendo dei Master specifici sul tema desiderato, ma capisco che per uno studente appena uscito dalla scuola e con poche possibilità di trovare un lavoro nell’immediato, diventi difficoltoso accollarsi ulteriori costi.
Dopo questa mia spatafiata, spero che ognuno di voi esprima il proprio parere rispondendomi a questo messaggio e perchè nò magari smentire ciò che ho detto.
In collaborazione con Franco Zecchillo
Ciao!
Io non sono d’accordo con la proposta di seguire dei master, perchè, come tu stesso hai detto, sono dei corsi che lo studente deve seguire a proprie spese, e non tutti possono permetterselo; e ad ogni modo, il nostro corso di laurea non è semplicemente “tecniche di perfusione cardiovascolare”, la denominazione come tutti sappiamo è “tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare”, lo studente deve pertanto avere la possibilità di seguire un percorso formativo sia in sala operatoria, sia negli ambulatori di cardiologia, sia nell’ambito dell’ emodinamica,sia in quello di elettrofisiologia sia in quello di elettrostimolazione,; non vedo per quale motivo alcune università debbano far svolgere il tirocinio SOLO in uno o qualcuno di questi ambiti. Il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare deve essere COMPLETO, e perchè ciò si realizzi bisogna garantire agli studenti di frequentare tutti i suddetti reparti.
Io frequento il secondo anno alla Cattolica a Roma, dove ciò che ho appena affermato si verifica alla lettera: gli studenti frequentano l’ambulatorio di cardiologia al primo anno, dove si impara a fare e a leggere un ecg, un holter, una prova da sforzo, ma soprattutto si impara ad effettuare il controllo stumentale del pace-maker e del defibrillatore impiantabile; al secondo e al terzo anno si continua con il controllo del pace-maker e del defibrillatore e si inizia anche a frequentare la sala operatoria, la sala di emodinamica e la sala di elettrofisiologia
Comment di S — Settembre 24, 2008 @ 4:52 pm
Dovrebbe essere così in tutte le università
Comment di Anonimo — Settembre 24, 2008 @ 4:56 pm
Il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare perchè sia completo deve frequentare tutti i reparti, non solo l’ambulatorio di cardiologia o la sala operatoria. Io frequento alla Cattolica a Roma e funziona diversamente: gli studenti al primo anno frequentano l’ambulatorio di cardiologia, dove imparano a fare e a leggere un ecg, un holter, una prova da sforzo, ma soprattutto a fare il controllo strumentale del pacemaker e del defibrillatore impiantabile; al secondo e al terzo anno si continua a fare il controllo del pace-maker e del defibrillatore e in più si frequentano la sala di emodinamica, la sala di elettrofisiologia e la sala operatoria. Non esiste che si dia la possibilità di frequentare solo uno o qualcuno di questi ambiti, bisognaa frequentarli tutti, poi ovviamente se uno preferisce l’elettrostimolazione, l’elettrofisiologia o l’emodinamica alla sala operatoria, può scegliere di stare più in un posto piuttosto che in un altro, ma intanto si impara tutto…si DEVE imparare tutto per essere completi…Non vedo per quale motivo alcune università debbano concentrarsi più su una cosa che su un’altra. Almeno alla Cattolica funziona così, non sapevo che in altre università dessero più importanza ad un reparto che all’altro.
Comment di XY — Settembre 24, 2008 @ 5:08 pm
a catania il terzo anno verrà attivato solo qualora ci siamo abbastanza iscritti.Io sto avendo lo stesso problema per il secondo anno. Bisogna trovare siculi emigrati di anni successivi al primo, d’altronde già certamente funzionante e operativo per le lezioni del primo anno.
Non è difficile trovare altri come te che devono fare il terzo. io ad esempio!uniamoci alla ricerca di altri colleghi. Pubblicizza il link e vedrai k avremo modo di riuscirci! che ne pensi?
Comment di Antonio Pafumi — Novembre 17, 2008 @ 1:42 pm
Posso sapere il piano di studi di Catania e il modo in cui si svolge il tirocinio?
Comment di Serena (studentessa) — Novembre 19, 2008 @ 5:51 pm
per quanto riguarda il piano di tirocinio del corso di catania è in via di organizzazione, anche perchè è appena partito. tu dove studi?per maggiori informazioni clicca sul collegamento ipertestuale corrispondente alla parola “catania” scritta in rosso nell’articolo che stiamo commentando!! aspetto una tua risposta!a presto!!!!
Comment di Antonio Pafumi — Novembre 21, 2008 @ 9:07 pm
Io studio alla Cattolica.
Ho visto il piano di studi, è un po’ diverso, già al primo anno si iniziano le lezioni di chirurgia, mentre da noi funziona diversamente, e sinceramente penso anche in maniera più logica, cioè al primo anno, a parte le materie di base come anatomia, fisiologia, patologia ecc, ci sono elettrocardiografia, cioè ci insegnano ad interpretare un ecg, sia con ritmo sinusale fino ad arrivare a riconoscere le varie patologie dell’apparato cardiovascolare, sia i tracciati di pazienti portatori di pacemaker, riconoscendo così dal tracciato il tipo di pacemaker e il suo cattivo o buon funzionamento; poi abbiamo l’esame di ecocardiografia e un corso di blsd (e al secondo anno viene un corso di ils, indispensabili per un perfusionista). Solo al secondo anno, dopo aver ricevuto queste nozioni cominciamo con la cardiochirurgia. A mio parere questo metodo è più logico perchè uno studente che entra in sala operatoria deve prima aver acquisito delle conoscenze di base di elettrocardiografia per diverse ragioni, ad esempio, come fa a capire cosa sta “scritto” sul monitor della sala operatoria quando un paziente monitorizzato sta per essere sottoposto ad un intervento? Questa la domanda più banale, ci sarebbero mille altri motivi per cui uno studente dovrebbe conoscere l’elettrocardiografia prima di entrare in sala.
Sbaglio?
Comment di Serena (studentessa) — Novembre 21, 2008 @ 11:05 pm